Riassegnazione nome di dominio “giornalettismo.it”

Con provvedimento 18 febbraio 2013, è stato riassegnato il dominio www.giornalettismo.it alla proprietà della relativa testata registrata.

Il dominio era stato, infatti, registrato da una società lussemburghese nel 2010 in modo, peraltro, del tutto illegittimo attesta, tra le altre cose, la preesistenza della testata Giornalettismo raggiungibile sul corrispondente dominio .com.

La tesi delle registrazione illecita è stata sostenuta dall’avv. Daniele Minotti, legale di Giornalettismo, che ha anche evidenziato come la Società registrante non fosse nuova ad attività simili (“cybersquatting”), donde la prova malafede della stessa.

Software “abusivo” e professioni liberali

A seguito di una verifica della Guardia di Finanza, in un computer sito nei locali in uso ad uno studio associato di architetti venivano rinvenuti alcuni programmi “abusivi” (privi di licenza, come da contestazione della Procura).

Il legale rappresentante dello studio veniva citato per detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale di programmi per elaboratore ex art. 171-bis l. 633/41 (legge sul diritto d’autore).

Dopo la condanna in primo grado e la conferma in sede di appello, la Corte di Cassazione annullava detta condanna senza rinvio con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Detenzione di materiale pedopornografico e riconducibilità personale

A seguito di un’operazione investigativa condotta a livello internazionale, un uomo, accusato di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600-quater c.p.), subiva una perquisizione personale e locale.

Presso l”abitazione, condivisa con altri due familiari, gli operanti rivenivano un computer notebook contenente immagini illecite, ma che, come chiarito anche mediante consulenza tecnica, non essendo dotato di alcuna protezione come (ad esempio, una password), era accessibile a chiunque.

In primo grado l’uomo era condannato per il reato contestatogli sulla considerazione che il titolare dell’utenza telefonica/telematica doveva ritenersi responsabile dello scaricamento, dunque della detenzione.

L’esito veniva, però, ribaltato in sede di appello. Invero, il titolare dell’utenza non poteva rispondere per quella sola qualità, a maggior ragione se il computer era accessibile a tutti, anche agli ospiti della famiglia.

La Corte di appello assolveva l’imputato con la formula “perché non ha commesso il fatto”.